|
sei in: Il Vetro > La storia
La storia
Fragili storie di vetro
La scoperta del vetro, secondo la leggenda eternata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Hitoria del 77 d.C. pare sia dovuta ad alcuni mercanti Fenici, ma reperti archeologici rilevano che il vetro compare in Medio Oriente già tra il 3500 e il 3000 a.C. smentendo così la tradizione riferita da Plinio, che coniene pur sempre delle verità sulla composizione del vetro: il vetro nasce dalla silice delle sabbie dolci, di cui la sabbia del Belo in Fenicia era molto adatta,combinata con la calce; tale fusione è favorita dalla soda alcalina ricavata anticamente dalle ceneri delle alghe. Inoltre sono stati sicuramente i mercanti e navigatori Fenici a diffondere gli oggetti e le tecniche del vetro in tutto il bacino del Mediterraneo. La produzione più antica di vetro ha origine nell’età del Bronzo, in Mesopotamia; i più antichi reperti archeologici sono grani di collane, intarsi lamine e sigilli. Qui l’attività vetraria si sviluppa fino circa al 1200 a. C. quando declina riprendendosi solo nel IX secolo a.C. diffondendosi nel bacino mediterraneo. In una prima fase il vetro è molto prezioso mentre intorno al 50 a. C. è ormai di impiego comune e ben presente nelle aree d’influenza ellenistica. Nell’impero romano la diffusione del vetro e la sua produzione si devono all’innovativa tecnica della soffiatura, messa a punto sulla costa fenicia nel I secolo a.C. intanto nel Medio Oriente, gli artigiani siriani e palestinesi continuano a produrre vetri soffiati a stampo fino al VII secondo, mentre, dopo le guerre d’espansione araba, si profila lo stile finemente elaborato dell’Islam. Agli intensi commerci della Repubblica Veneta con il Medio Oriente si devono influenze reciproche nelle tecniche e nelle forme sviluppate da fenici, egiziani e siriani. Un atto notarile del 982 attesta che a quel tempo già si lavorava il vetro a Venezia dove la lavorazione del vetro si concentra nell’isola di murano: ancora oggi il vetro di Murano è tutelato da un marchio di origine.
A Venezia i segreti dell’arte vetraria venivano custoditi gelosamente mentre sul versante occidentale della Penisola i vetrai di Altare, in Liguria, portano il loro lavoro all’estero e in Europa il vetro è lavorato con maestria nel sud della Germania, in Slesia, Turingia, Sassonia e Baviera, nel sud-ovest della Francia, in Lorena e Provenza, e nei Paesi Bassi a Bruxelles e a Liegi. Dal punto di vista tecnico nel corso del Settecento, la supremazia della (facon) di Venise viene scalzata in Europa e in America dai vetri al piombo, più pesante di quello veneziano, ma brillante e morbido e più adatto all’intaglio e da quelli al potassio, più duro e molto luminoso. Il crollo della Repubblica provocato da Napoleone nel 1797 paralizza l’industria del vetro che si rilancia solo nella metà dell’Ottocento. di Luca M. Venturi
Il 900 di vetro Il Novecento ha rappresentato un secolo di grande fermento artistico dove si sono moltiplicate esperienze e ricerche in tutti i settori dell’arte, dalla pittura alla scultura, dal design alla grafica, alla moda e, non da ultima, nell’arte del vetro, infatti è il secolo che più di ogni altro ha saputo incidere una cesura definitiva fra la stanca ripetitività di un accademismo ormai estenuato e le nuove istanze del gusto, nate dalle ceneri del primo conflitto mondiale, dai nuovi modelli di vita, dalla ricerca di un rinnovato linguaggio che in tutti i campi dell’unamo operare, e quindi anche in quello dell’arte, ha portato una ventata travolgente di novità, dal Déco, al Razionalismo, all’astrattismo, movimenti artistici ai quali aveva aperto la strada, alla fine dell’Ottovento, il Liberty, una vera rivoluzione della sensibilità e del linguaggio che spazia dall’architettura alla grafica, alle arti figurative, all’arredamento. di Gianfranco Scotti Il vetro nel primo decennio del secolo XX, non si connota per particolari novità italiane dove la produzione rimane assai legata alla rinascita ottocentesca con la riproduzione di opere e tecniche patrimonio del passato. Le vetrine muranesi appaiono insensibili alle sollecitazioni dell’Art Nouveau che tanto peso aveva raggiunto nel mondo del vetro francese e statunitense attraverso le opere di Gallé e Tiffany. Negli anni successivi nomi di prestigio come Barovier, Zecchin, Wolf Ferrari, Toso Borella, e altri compongono il gruppo di innovatori di un’arte che ha sempre più richiamo. Gli anni venti sono ricchi di novità e di cambiamenti e anche a Murano i vecchi modelli sono abbandonati per uno stile più moderno, in sintonia con quei criteri di funzionalità ed essenzialità riferiti agli interni e ai loro arredi. Un ruolo guida fondamentale è assunto da una nuova fornace, la Vetri Soffiati Muranesi di Cappellin Venini e C. avviata nel 1921 su iniziativa di Giacomo Cappellin, antiquario veneziano con galleria a Milano e Paolo Venini avvocato in Milano con origini a Fiumelatte (Varenna) erede di una famiglia che nel primo Ottocento possedeva una vetrina sul lago. Negli anni seguenti, sono chiamati alla progettazione nomi importanti come Napoleone Martinuzzi, Carlo Scarpa, Giò Ponti, Tommaso Buzi, Pietro Chiesa e lo stesso Paolo Venini. La fine degli anni Trenta evidenzia un salto di qualità per la fornace Venini che, sotto la direzione di Carlo Scarpa, conia nuove sperimentazioni come i battuti, i tessuti finiti alla mola, i granulari, i difficoltosi incalmi, gli incisi, i fili, le pennellate, le macchie ed altri effetti che ancora oggi sono patrimonio della cultura maestri muranesi. Nel periodo post bellico le fornaci riprendono vigore, seguendo la nuova corrente del razionalismo che propugna principi di funzionalità. Nascono ulteriori tecniche come i saturini, i mille fili, i sidone, i parabolici, i mareschi e i graffiti. Nel 1953 Egidio Costantini istituisce il Centro studi Pittori dell’arte del Vetro, noto più tardi come La Fucina degli Angeli, con la finalità di avvicinare all’arte del vetro nomi prestigiosi di artisti internazionali e italiani. La grande intuizione di questo intelligente e acuto maestro porta alle fornaci muranesi calibri quali Virgilio Guidi, Bruno Severini, Fioravante Seibezzi, Bruno De Toffoli, Riccardo Licata, Georges Braque, Alexander Calder, Marc Chagal, Le Corbusier, Oskar Kokoschka, Fernand Léger, Henry Moore, Pablo Ricasso, Jean Arp, Max Ernst e altri che contribuiscono a far conoscere attraverso il vetro le nuove tendenze. Negli anni successivi passano dalle fornaci muranesi artisti e designer noti in tutto il mondo: Tobia Scarpa, Toni Zuccheri, Tapio Wirkkala, Thomas Stearns, Agostino Venturino, Angelo Fuga, James Carpenter, Ettore Sottsass, Fulvio Bianconi, Alessandro Mendini, Timo Sarpaneva, Barbara del Vicario, Alfredo Barbini, Flavio Barbieri, Lino Tagliapietre, Andries Dirk Copier, Maria Grazia Rosin, Ugo Nespolo, Gae Aulenti. di Eliseo Ravasi |
